On Air: Blind Guardian - Noldor (Dead Winter Reigns)

giovedì, 30 novembre 2006,17:43

Now from the mistery tales
Here comes the king of the braves
The yellow hero we call mr. Rat-Man

He's coming back from the sun
He's coming back with his tan
Now everybody can see mr. Rat-Man

Outstanding and seducing he's just blowing-up your mind
So keep away you villain if you care about your life

Rat-Man jumping in the sky
Rat-Man falling from the night
Rat-Man the city now can sleep
Adventures now are waiting for you...
author: Mishra
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martedì, 28 novembre 2006,22:29
Le note di una canzone scompaiono lente nell'aria. Stasera niente musica pesante.. Ho bisogno per l'ennesima volta di pensare. Pensare a me stesso, alle mie relazioni con gli altri, amici amiche ragazza exragazze examici examiche, insomma pensare a come sto passando questo periodo. Davanti a me vedo solo che i sentieri che avevo spianato attentamente si sono nuovamente coperti di fango; dietro a me, peggio di un Attila qualsiasi, vedo solo terra bruciata.
Non riesco a provare veri sentimenti. Rido solo con la bocca, non col cuore. Piango con gli occhi, mi dispero, mi strappo i capelli.. e poco dopo tutto sembra passato. Penso a cose che mi avrebbero fatto soffrire ieri con indifferenza. Penso a cose che mi avrebbero riempito di gioia con la stessa, identica indifferenza.
Non so se sia un risultato di alcuni eventi che sono accaduti nelle scorse settimane - esattamente due settimane fa, a dire il vero - o se si tratti di altri fattori, di problemi repressi che spuntano fuori adesso.
Non trovo più la gioia di andare avanti tranne che nelle poche cose che ho scelto - il che equivale a dire che l'unica cosa che mi dà un pò di interesse è la psichiatria. Venerdì finisce anche quella.. e mi ritrovo così, senza un obiettivo, senza un desiderio, senza un sogno, senza una ragione per combattere contro i mille problemi. E mi viene da chiedermi se in tutto questo trambusto, se in tutto questo casino, non sarebbe meglio lasciare che la barca venga trainata dai flutti, forse su altre spiagge, forse in mezzo a un vortice senza uscita.
Ho perso quasi tutti i miei punti fermi: ho perso i pensieri che mi hanno accompagnato per 4 anni, ho perso i ricordi di mille e mille momenti speciali, ho perso le frasi scritte dicendomi "un giorno le rileggerò e riderò".. tutto perso, con un solo clic di mouse. Se Shakespeare avesse avuto un pc, chissà se oggi avremmo l'Amleto o il Re Lear: nel mio piccolo io ho cancellato tutta quella parte di memorie che avevo lasciato incise su un sito, come lettere vergate nella pergamena che vengono disciolte dall'acido. L'ho fatto per la stessa ragione per cui un anno e mezzo fa ho buttato i diari del mio liceo: non sarei più riuscito a leggere tutte quelle cose che c'erano scritte senza starci troppo male. Anche qui è stata la stessa cosa: anni e anni cancellati di punto in bianco. Ma stavolta anche se la carta non c'è gli scripta manent nella mia capa.
La situazione entro queste mura continua a peggiorare. Sto seriamente, seriamente pensando di prendere, chiudere la porta ed andarmene, non so dove, non so per quanto tempo. Mi sento preso per il culo quando non vengo ignorato; ogni volta che cerco di esprimere il mio punto di vista vengo schiacciato, forse perchè loro sanno che sono sensibile e che certi insulti su di me hanno un effetto ben più pesante di quello implicito nelle stesse parole. E anche qui, se na va la voglia di combattere, di esistere, di vivere secondo regole che non sono le mie, che mi fanno stare di schifo ma che servono perchè "così è giusto" o "così è bene" per qualcun altro. Poi, ovviamente, se mi permetto di obiettare il ciclo si ripete, e io sono un figlio degenere, un idiota che non fa un cazzo tutto il giorno, privo di capacità critica e di obiettività, che ha scelto una professione inutile, che della vita non ha capito un cazzo e via dicendo. e a ogni parola detta, a ogni insulto lanciatomi, una parte di me continua a morire. Continuo a perdere la fiducia in me stesso, continuo a perdere le speranze di riuscire nei mille propositi che ogni giorno mi pongo.
Ovviamente le cose vanno sempre peggio quando a rimetterci oltre a me si tratta delle persone cui tengo. Che sia una festa cui non posso partecipare, o un appuntamento che non posso rispettare, o ancora una promessa che non posso mantenere.. alla fine tutto cade su di me. E continuo a sentirmi sempre peggio. E peggio. E ancora peggio.
E pazienza se le cose vanno male.. tanto non c'è modo di uscirne.
È triste andare a dormire senza emozioni, senza sentimenti, con lacrime fredde che scorrono in silenzio sul volto, con la sola speranza che questa sia l'ultima notte, l'ultima giornata.


All around me are familiar faces
Worn out places, worn out faces
Bright and early for their daily races
Going nowhere, going nowhere
And their tears are filling up their glasses
No expression, no expression
Hide my head I want to drown my sorrow
No tommorow, no tommorow
And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I'm dying
Are the best I've ever had
I find it hard to tell you
'Cos I find it hard to take
When people run in circles
It's a very, very
Mad World
Children waiting for the day they feel good
Happy Birthday, Happy Birthday
Made to feel the way that every child should
Sit and listen, sit and listen
Went to school and I was very nervous
No one knew me, no one knew me
Hello teacher tell me what's my lesson
Look right through me, look right through me

author: Mishra
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martedì, 28 novembre 2006,17:12
Under tortured skies, from the land with no sun
I will come for you
From seven points of darkness, beyond the mountains and the ruins
I will come for you
Across the fields of rage and yearning, with power in my hand
I will return, I will return


Once we had beauty, our sun blazed in passion
we lived alive
Far from the reaching of close-minded preaching
we lived and died
Now all in darkness we wait fot the end, hunted by men of the cloth
Murder and torture, they rape and they slaughter, claiming their way of the cross

Cast down from Eden, baptized into treason,
With sightless eyes
Lost clouds of reason, false hope burning season
A godless lie
Whose god is stronger? who's made by its hand! Primitive blood stains the land
Murder and torture, they're raping your daughter, drunk on the blood of the Lamb

Fair child of the desolation cry to me,
under stars that have died, under skies of pain we are born
we are one, forever we'll be
oh my love I'll defy death and meet on holy ground

Under tortured skies, from the land with no sun
I will come for you
From seven points of darkness beyond the mountains and the ruins
I will come for you
Across the fields of rage and yearning, with power in my hand
I will return, I will return


Like the Sun, like the Wind and the Rain
I'll Return
Like a Storm, I will rise once again
Like the Right Hand of God I will strike from Above
'cross the oceans of time, i am called by your voice
I'LL RETURN! I WILL RETURN!
author: Mishra
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lunedì, 27 novembre 2006,23:13
Un altro giorno nelle sabbie mobili, citando (novità) gli In Flames. Questa sensazione spiacevole di trovarsi a metà fra un sorriso e una lacrima, questo continuo dubitare di dieci cento mille cose.
Vorrei tanto che fosse facile capire quelle sfumature che spesso non riesco a cogliere, vorrei che guardando dentro una pozza d'acqua potessi trovare come i maghi dei giochi di ruolo la risposta a troppe, troppe domande. Domande circa il presente, circa il passato, circa il futuro. Domande circa verità che ho sempre supposto tali e che ora scompaiono come una yochlol nel calderone; domande circa le scoperte che faccio ogni giorno; domande che sono pertinenti ad altre domande, quasi come un cane che si morde la coda.
E passo qui le mie ore, a cercare di tracciare con la mia mente un itinerario da seguire. Un itinerario che forse non porta da nessuna parte, ma che almeno evita di farmi cadere in qualche baratro.
author: Mishra
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domenica, 26 novembre 2006,20:00
Allora comprese che lui e la spada erano interdipendenti perchè, sebbene lui avesse bisogno di Tempestosa, questa aveva bisogno di qualcuno che la usasse: senza un uomo che la impugnasse, anche la spada era priva di potere.
"Quindi dobbiamo essere legati l'uno all'altra - mormorò disperato Elric - Legati da catene forgiate nell'inferno e da circostanze imposte dal fato. Bene, così sia: e gli uomini dovranno tremare e fuggire, quando udranno i nomi di Elric di Melniboné e della sua spada Tempestosa. Noi due siamo simili: prodotti da un'epoca che ci ha abbandonati. Diamo a quest'epoca una ragione per odiarci!"

tratto da Michael Moorcock, The Weird of the White Wolf (il Fato del Lupo Bianco)
author: Mishra
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domenica, 26 novembre 2006,15:00
Make the sadness go away
Come back another day
The things I've said and done
Don't matter to anyone
But still, you push me to see
Something, I can never be
Why am I their shattered king?
I don't mean anything!
(Iced Earth - Melancholy [Holy Martyr])

rieccomi. che novità oggi? vediamo.. sono confuso. dovrei essere felice.. e invece sono confuso. ho incontrato una bella ragazza, ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti, ci siamo baciati, abbiamo passato una bella serata.. e poi così com'è nato tutto, tutto è finito. Oddio, non è detto, ma mi sembra che i prerequisiti per questa cosa siano molto, molto fragili. E vabbè.. alla fine non posso esserne triste più di tanto.. ma i dubbi esistenziali restano, anzi peggiorano, per ragioni che non ho voglia di esprimere su queste pagine.
Ho completato il mio primo MMPI, il cosiddetto "inventario multifasico della personalità Minnesota": trattasi di un test psichiatrico-psicologico della personalità, atto a rivelare tramite poche domandine di facile comprensione (600 orrori della logica) eventuali problemi psicologici. ne è venuto fuori, cosa che potevo facilmente immaginare, che sono equilibrato, aperto, disponibile al colloquio, pronto a sottomettermi per dare una mano agli altri ecc ecc.. eche ho un punteggio nella scala della femminilità più alto di quello di mia madre In realtà secondo la scala di valori in studio vorrebbe solo dire che non sono un "macho", ma che sono sensibile (sin troppo, come sa chiunque mi conosca abbastanza), realista (non me ne sono mai accorto) e loquace (sin troppo anche qui). Vabbèèèè!!
filo a studiare.. baci ai pupi.
author: Mishra
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giovedì, 23 novembre 2006,19:27

Con un bicchiere di brandy nella mano e la pipa stretta tra i denti, l’uomo sedeva davanti al camino. La rossa luce delle fiamme, che avvolgeva come un manto l’oscurità, si portava regolarmente sulle sue fattezze quasi aliene, mettendo in risalto ora gli zigomi sporgenti, ora il candore niveo della sua pelle, ora il rosso dei suoi occhi. La scienza moderna gli aveva affibbiato la definizione di albino: per un disturbo delle sue cellule era insolitamente debole, fragile di costituzione e suscettibile alla luce. La sua casa alle porte di Londra era da sempre la sua tana, la sua prigione, e allo stesso tempo la sua ragione di vita: un maniero immenso, proclamato tempo addietro monumento di stato, ultima vestigia della gloria e della nobiltà dei suoi avi. Anche se il titolo era rimasto nel suo nome, sir Alaric o’Burden non si sentiva affatto un baronetto, non più di quei musicisti che avevano ottenuto lo stesso titolo per la loro fama anni addietro. Costretto nelle mura della sua casa sin dalla tenera età, Alaric non aveva mai potuto godere dei privilegi dei suoi coetanei, né nell’infanzia né nell’adolescenza: troppo debole per giocare a football, troppo fragile per potersi cimentare nella corsa, troppo albino per tutto. Sapeva di non essere stato il solo della sua famiglia a sperimentare dette condizioni: troppe volte il sangue “maledetto” dall’albinismo aveva toccato suoi zii, bisnonni e parenti, tutti passati a miglior vita prima di poter generare una prole cui trasmettere forse la stesso maledizione. Spesso si soffermava a pensare, gli occhi rossi rivolti verso i quadri ad olio appesi ai muri logorati dal tempo, a tutti i suoi consanguinei dalla pelle chiara come l’osso, e si chiedeva se la scelta di andarsene senza avere eredi fosse stata dovuta a un’ennesima debolezza della loro carne o a una loro scelta, come per estinguere la parte albina degli o’Burden. O’Burden… un nome che già nelle sue poche lettere sottolineava il peso di quella condizione: il fardello dell’albinismo gravava sul suo corpo come la celebre spada di Damocle.

Mutilato nel corpo, Alaric aveva dato fondo alle sue capacità intellettive, concentrandosi il più possibile negli studi. Da solo aveva studiato la filosofia del mondo antico, del medioevo, e dei tempi recenti; da solo aveva studiato su infiniti libri le tragedie della storia, le innumerevoli battaglie che avevano marchiato di sangue il mondo; da solo aveva studiato, per puro interesse personale, il mondo dell’occultismo. La guerra civile nel suo paese, agli albori del ventunesimo secolo, aveva lasciato un marchio indelebile nel suo spirito: poteva ricordare l’angoscia di quei giorni, il timore di vedersi la casa invasa da chissà quali rivoluzionari guidati da chissà quale ideale, poteva ripetere nella sua mente le parole di tutti i telegiornali che la BBC trasmetteva. “Una guerra senza vincitori né vinti” l’avevano definita. Per Alaric era stata una tragedia immane, dal momento che fu proprio la guerra civile a portare via i suoi genitori, considerati “nemici” da chi si era nominato capo di stato dopo la fine della rivoluzione. Non aveva mai capito il perché di questo gesto, né aveva mai capito perché solo lui fosse stato risparmiato all’epurazione perorata da Francis Bacon, il nuovo Cancelliere di Stato. Non c’era più la monarchia, non c’era più un parlamento, niente House of Commons, solo una schiera di zeloti che nel nome di un “bene superiore” avevano imposto la legge di un uomo che, ironicamente, portava il nome di uno dei più grandi pensatori della storia. Da una decina d’anni il governo del nuovo Cancelliere aveva imposto il suo giogo sulla Gran Bretagna; da una decina d’anni a nessuno era più permesso di pensare al periodo antecedente alla guerra. Nel suo maniero, Alaric si struggeva ogni giorno, pensando a quanti approvassero realmente il nuovo governo – tanti, troppi, forse per timore, forse perché l’autarchia aveva reso più forte la Gran Bretagna, forse pervhè l’idealismo non andava più di moda.

Dopo l’ultima sbuffata di fumo e l’ultimo sorso di brandy, Alaric si alzò dalla sua poltrona, con malcelato sforzo. Per avere solo trent’anni, si sentiva un ottantenne. “Maledetto albinismo”, si ripeté nella mente, mentre scendeva lungo le scale che portavano al piano inferiore della sua casa: solo sottoterra, nei sotterranei della sua magione si sentiva realmente al sicuro. Il famigliare odore di muschio entrò nelle sue narici,ed Alaric lo assaporò, considerandolo come un suo amico fraterno. Passo dopo passo, appoggiandosi al corrimano, Alaric scese uno per volta i gradini della sua casa. Ad un certo punto, di fronte a lui comparve una strana, bizzarra creatura: una lepre, dal pelo bianchissimo, con gli occhi rossi come fiamme che lo scrutavano come se lo conoscessero da sempre. Alaric si fermò, convinto che la stanchezza, il brandy e le ore passate sui libri avessero definitivamente intaccato la sua ragione, e chiuse gli occhi per un istante, sperando di avere immaginato tutto. Quando li riaprì, la lepre stava allontanandosi, dritta verso un muro. Spinto dalla curiosità, Alaric la seguì di corsa, ansimando ad ogni passo, sentendosi stranamente simile a quella creatura. Una bestemmia gli scivolò fra le labbra quando vide la lepre saltare contro un altro muro – attraverso un altro muro. Le sue mani si appoggiarono alla parete, come se una parte della sua mente non potesse accettare di avere avuto un’illusione. Eppure niente, la parete di nuda roccia era reale come i gradini su cui aveva appena camminato, e il contatto con la fredda pietra suscitò in lui un misto di preoccupazione e sbigottimento. Possibile che avesse immaginato tutto? “Forse domani dovrò chiamare un medico”, penso tra sé e sé, mentre un sorriso beffardo spuntò sul suo volto. Con lo sguardo ancora rivolto a terra, Alaric riprese a scendere le scale. Ma quando rialzò i suoi occhi cremisi, vide l’inaspettato: un uomo, identico a lui, in tutto e per tutto. I suoi occhi avevano lo stesso colore della brace che aveva visto troppe volte nello specchio, la sua pelle aveva lo stesso candore delle nuvole, ma il suo abbigliamento era decisamente fuori luogo: un armatura, nera come la pece, e un elmo con un drago pronto al volo intagliato nel ferro. Al suo fianco, una spada nera più della notte, che sembrava quasi riempire l’aria col suo sussurro. Aveva letto nei racconti medievali di spade che avevano un loro canto… Pensò che l’illusione di prima stesse proseguendo e che anche il suo doppio fosse solo un parto della sua mente, creato ad arte sull’immagine di un sé medievaleggiante, guerriero in mille battaglie, forse persino esperto nella negromanzia. Alaric chiuse gli occhi anche stavolta.. e anche stavolta, l’essere bizzarro sembrava essere rimasto al suo posto. “È solo un sogno”, pensò. Ma in quell’istante, il suo gemello, con lo sguardo colmo della saggezza di mille anni, protese la mano verso il muro, premendo su una qualche pietra nascosta. Alle spalle di Alaric, una parte della parete di pietra si mosse, lasciando lo spazio sufficiente a infilare una mano. Senza una parola, il suo gemello indicò ad Alaric di infilare la mano nella fessura. Qualcosa di freddo, di antico, di senziente rispose al contatto della mano dell’albino. Con una forza inusitata, Alaric tirò fuori dall’incavo nella parete un oggetto. Una spada, avvolta in un feretro, che sembrava sussurrare qualcosa nella mente del nobile decaduto. Senza pensarci, Alaric estrasse la spada dal suo fodero. Rune rosse brillavano di una luce malevola sulla spada, identica in tutto e per tutto a quella che l’uomo in armatura aveva al suo fianco. Improvvisamente, Alaric comprese di non essere in un sogno; comprese che quella spada era vera, che la lepre che aveva visto, che il suo gemello in armatura erano reali, sebbene incredibili. Ma quando si girò, il suo gemello era scomparso, così come era venuto.

La spada gli mormorò il suo nome – Tetrafalce, un nome foriero di oscuri presagi, di dolore, di morte. Millenni di storia si riversarono come un torrente in piena nella mente di Alaric. L’intelligenza della spada gli stava raccontando di guerre combattute in altre dimensioni, di una razza decaduta, dell’esistenza di un multiverso composto da milioni di esseri identici diversi nel tempo e nello spazio. Alaric immaginò scontri di uomini in armatura, di cavalieri sulle spalle di rettili enormi, immaginò magie antiche, parole arcane in lingue che non conosceva ma che gli risultarono stranamente famigliari. Sollevò la spada al soffitto, sentendosi riempito da un’energia empia che cancellò tutti i suoi dolori, che gli fece dimenticare di essere albino, che lo rese forte anche senza dover ricorrere alle medicine che lo avevano sempre aiutato. E nell’atto di sollevare la spada, sentendo il suo acciaio cantare un’oscura canzone, un’ennesima frase ignota si formò nella sua mente, per liberarsi dalle sue labbra prima che lui potesse intenderne il senso.

“Arioch! Arioch! Sangue e anime per il mio signore Arioch!”


Da qualche parte nel multiverso, seduto sulla spiaggia vicino alla sua città, Elric di Melniboné, il principe albino, il signore dei draghi, il lupo bianco, quattrocentoventottesimo ed ultimo sovrano della ormai caduta Ymrryr, la Città Sognante, si lasciò scappare un sorriso, mentre la sua mano andava a cercare al suo fianco Tempestosa, la spada di cui era sia padrone che servo.

author: Mishra
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giovedì, 23 novembre 2006,17:17
Eccoci qua.. di nuovo! Va decisamente e sempre meglio..
Ieri è stata una giornata un pò movimentata; oltre al solito piacevolissimo tempo passato in reparto, c'è stato il PappaJappa, ossia il primo meeting con la compagnia del forum dell'uni che gestisco. A mio parere è andato benissimo, anche se mi dispiace non essere stato più di tanto con le persone che conoscevo poco! Vabbè, ci sarà tempo e modo per rimediare mi auguro. Ho conosciuto diverse persone simpatiche, ho trovato volti da associare ai nickname, insomma sono SODDISFATTO AL 100%! Incredibile. Ci sarebbero anche altri pensieri da dire ma li tengo per me per ora :D
Ora devo tornare a studiare.. Ma intanto ci tenevo a scrivere (a chi magari s'è preoccupato la settimana scorsa sapendo che ero giù di morale) che ora va molto meglio.

I see with new sight the infinite night
Drunk on the wine of paradise
I challenge the Nine in Heaven Divine
The Crown and the Glory all are mine
No longer denied, with Eve as my bride
The Doors Of The Kingdom ope wide
...and every end is a beginning,
victory awaits within the fire!

BY THE HAMMER AND THE NINE.. VICTORY IS MINEEEEEE!!!
author: Mishra
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giovedì, 23 novembre 2006,16:28
Fool just another..
Fool just another..
I've been waiting for signs of God
Create - enslave - behave
Everything is out of control

Leave me alone, isolation bears hope
there's something else waiting, a promised destiny
Freezing me, I feel restless and low
The days full of sadness have joyfully changed in fear
My freakshow will start tonight
Don't miss the right time

Bright Eyes, blinded by fear of life
No Merlin is by my side


Everything is out of control
Everything is out of control
In my future plans
Everything is out of control
No one's left to hurt
Everything is out of control
Sorrow's gone away

Broken memories, spoken upstairs
Step by step I see the whole world burning
The poet dies in Neverland, how it burns

Hey mother stubborn, I really hate you
If you say "yes", I will say "no"
Ashes to ashes, but dust won't be dust
If you go there, I will go back

Bright Eyes, blinded by fear of life
Betrayed by sunrise
Bright Eyes, blinded by fear of life
No Merlin is by my side


Hey father stubborn, you're ying and I'm young
I feel alone.. who really cares?
Born into ashes to lose all the games
With a smiling face..

Bright Eyes, blinded by fear of life
And dark dragons rise
Bright Eyes, blinded by fear of life
No Merlin is by my side


So I sit still in my room, today
Winter's here, in summer's season
Shall I say I was wrong if I'm right?
Farewell to my last hope..
author: Mishra
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domenica, 19 novembre 2006,20:05
Voilà. Son tornato.. così pare. Essenzialmente per la solita ragione di sempre.. quando ho bisogno di sfogarmi, quando (citando Guccini) "son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie".
Di cose da dire, al mio solito, ne avrei tante.. ma preferisco non parlarne. Preferisco non rievocare il dolore, che non è passato in questi giorni ma che almeno adesso si fa vedere più raramente.
Continuo a pormi però domande su me stesso, su cosa sia realmente quello che sto passando, se l'ennesima "prova" per crescere e maturare, un banale (si fa per dire) momento come tanti.. Oppure se sia davvero il giro di volta di una vita. Citando sir Francis Bacon (e rubando la frase dal nick su msn di una compagna di uni) "la natura è spesso nascosta, qualche volta sopraffatta, molto raramente estinta": il dubbio esistenziale che mi accompagna da un pò (cosa può mutare la natura di un uomo) e questa frase fanno a cazzotti un pò come il parmigiano nel mio stomaco.. e ovviamente quello che continua a scervellarsi (oggi è giornata di citazioni) su "dove ho sbagliato e perchè" sono sempre io.
Mi domando cosa ci sia di sbagliato in me, essenzialmente. Mi domando perchè chi mi conosce bene non riesce mai a vedermi come qualcosa più di un amico, ed essenzialmente mi domando se sia proprio la mia natura, il mio carattere, e perchè no il mio ego a influire sugli altri. Ho conosciuto sia Martina che Eleonora - forse le persone più importanti della mia vita - pochi giorni prima di mettermi con loro. E se mi avessero conosciuto più a fondo, sarebbe stato lo stesso? So di non essere quello che si suol definire un adone, so di non essere perfetto, e so anche di avere un quantitativo esagerato di difetti, che siano puramente estetici (i miei capelli, per dirne uno) o anche psicologici (la mia mania di essere sempre al centro dell'attenzione).. Ma mi domando ancora se c'è qualcosa in me che fa eventualmente spegnere la fatidica scintilla ancora prima che possa nascere. Qualcuno mi dice di non pensarci, qualcuno mi dice che non è così, qualcuno mi dice che probabilmente è meglio avermi per sempre come amico che per un periodo indeterminato come ragazzo; sono i pareri delle poche persone che contano davvero per me.. ma sinceramente non aiutano. O meglio, posso star meglio oggi dopo una bella serata passata in compagnia di persone speciali, posso star meglio perchè sono riuscito a risolvere da solo il nocciolo della questione.. però il "tarlo" che mi rode di dentro continua a scavare. Boh, probabilmente questo resterà uno dei tanti dubbi amletici che mi porrò finchè campo.
Mi sento diverso. Non riesco più a sorridere spensieratamente come prima, non riesco più a pensare a me stesso come una persona "piacevole" per il prossimo. Cerco di fare del mio meglio.. ma non ci riesco. Insomma, le cose vanno meglio, diciamo che non mi viene più da buttarmi sotto un treno ogni volta che aspetto la metro.. Ma la strada da fare è ancora lunga.. e stavolta devo farla da solo. senza perdere tempo a sognare sogni ad occhi aperti, senza scaricare il mio peso sulle spalle degli altri, senza pensare che ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarmi, perchè, anche se so che ci sarà, non posso aspettarmi sempre una mano dall'alto per salvarmi quando sto cadendo: è ora di imparare a tenermi in equilibrio sulla bici, e l'unico modo per impararlo è cadere, cadere, cadere. La carne ricorda il dolore che l'anima ha dimenticato.. spero che queste cicatrici siano come le lettere di una pergamena, vergate a fuoco sulla mia pelle, di modo che quando le mie dita le sfioreranno ancora una volta il ricordo potrà darmi la forza di continuare senza fare errori.

Parlando di tutt'altro argomento.. Ho iniziato il mio internato a psichiatria. Ho fatto poco, solo 3 giorni finora, ma le cose stanno andando molto bene: mi diverto, imparo, e sto iniziando a capire anche come comportarmi coi diversi tipi di pazienti. Sono molto, molto soddisfatto dall'ambiente, dalla compagnia e dal clima che si respira, non di competizione ma di collaborazione; i prof si stanno rivelando simpatici, sono l'unico studente che fa un elettivo e quindi nonostante mi guardino un pò straniti mi stanno rendendo facile il lavoro. Speriamo che prosegua bene.. anche se fra poco dovrò tornare a seguire le lezioni, uff!! Vabbè.
Ci si sente prossimamente.. non so quando, soprattutto visto che come ho detto poco sopra qui ci vengo solo per sfogarmi in pratica.
author: Mishra
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